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Ho ancora negli occhi i bagliori della guerra

Ho ancora negli occhi i bagliori della guerra,

la pelle che brucia per le ustioni,

le narici intrise di odore di benzina

che il napalm sa dare al momento di distruggere.

Vedo ancora le trappole mortali

disseminate per la foresta

e quei suoi paletti con le punte aguzze,

vedo ancora le lance avvelenate

e le truppe d’occupazione decimate

da quei semplici strumenti di guerra,

vedo i nemici con il terrore negli occhi

rifiutarsi di salire sulle libellule d’acciaio splendente,

vedo il Marines bucarsi all’ombra di un camion.

Ho incontrato ai confini della Cambogia con la Thailandia

e il Laos un villaggio,

mai toccato dai viet,

mai decimato dai Khmer Rouge,

mai sfruttato dai Khmer Serei,

mai derubato dai soldati Thai

Una vecchia donna mi disse che ogni giorno vede il cielo

illuminato da fuoco azzurro e squarciato da tuoni senza nubi.

Mi parlò dei monsoni e del riso,

della giungla e dei serpenti,

ed io pensavo a quando, con la stagione delle piogge,

mi muovevo nell’acqua e nel fango

per occupare la collina n° 362,

morire nell’impresa

e poi abbandonare la collina

nella stagione secca.

Pensavo ai campi di riso distrutti,

ai raccolti mai fatti,

alla fame, alla morte per fauci di una tigre.

Quella donna disse che la natura era cambiata,

forse maligna o adirata,

se c’eran cieli paurosi e tuoni senza nuvole,

o forse l’uomo non è mai cambiato.

Son passati tanti anni,

ma cammino ancora rasentando i muri

ed evitando i lampioni accesi,

tenendo le mie stanze al buio in certe sere stellate

e tremando al pensiero di macerie

e all’odore di carne d’uomo macellata e bruciata.

Ho ancora negli occhi i bagliori della guerra

©Pino Scali

Dostoevskij

poesia tratta da “I Demoni”, capitolo sesto, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij

poesia tratta da “I Demoni”, capitolo sesto, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij

UNA FIGURA LUMINOSA

Ei non era di nobili natali,

Era nato e cresciuto fra la plebe,

Ma, inseguito dall’ira del sovrano,

Dall’invidia malvagia dei boiardi,

La sua vita votò alle sofferenze,

Ai supplizi, al martirio, alle torture,

Ed al popolo volle proclamare

Fratellanza, eguaglianza, libertà.

E quand’ebbe iniziato la sommossa

Fuggì dalla fortezza imperiale,

Fuggì dalle tenaglie e dalla frusta,

Riparando al di là della frontiera.

E il popolo, già pronto a sollevarsi

Dal crudel destin che l’opprimeva,

Attendeva ansioso lo studente,

Attendea da Smoljensk fino a Taskent.

Tutto il popolo, come un uomo solo,

L’attendea per seguirlo ad occhi chiusi,

Per finirla per sempre coi boiardi,

Per finirla per sempre con gli zar.

Per divider le terre con la gente,

Infrangere e distruggere per sempre

Le chiese, il matrimonio e la famiglia,

Malefatte d’un mondo che passò!